
Qualche mese fa, in Italia, è esploso lo scandalo delle domande di fisica nel test di ammissione a Medicina. Una parte dei candidati – e dei loro genitori, categoria sempre molto attiva quando si tratta di test selettivi – ha giudicato tali quesiti fuori luogo, inutilmente penalizzanti e poco attinenti alla futura pratica clinica. Altri, invece, hanno sostenuto l’esatto opposto: domande elementari, quasi da scuola media, inserite più per tranquillizzare che per selezionare. Tra questi, l’esimio dottor Roberto Burioni, che non ha perso occasione per ribadire come un medico che non sappia districarsi tra concetti fisici di base rappresenti un problema ben più serio di un test “troppo difficile”.
Fin qui, normale dialettica accademica. Il punto, però, è un altro. E la domanda che mi sono posta è tanto semplice quanto scomoda: perché domande di fisica sì, e domande di medicina alternativa no?
Sia chiaro: non sto sostenendo che la fisica non serva in medicina. Dalla diagnostica per immagini alla radioterapia, fino alla semplice comprensione del funzionamento di una TAC, la fisica è ovunque. Ma allora perché fermarsi lì? Perché questo improvviso rigore scientifico viene applicato solo ad alcune discipline e non ad altre che, piaccia o no, fanno ormai parte del panorama sanitario contemporaneo?
Viviamo in un’epoca in cui una fetta crescente della popolazione si rivolge a pratiche alternative: omeopatia, medicina energetica, mucoterapia, biorisonanza, floriterapia, medicina antroposofica, petopatia. Non si tratta di nicchie folkloristiche: sono ambulatori, studi professionali, convegni, corsi di formazione. In alcuni casi, anche reparti ospedalieri che affiancano queste pratiche alla medicina cosiddetta “scientifica”. Il tutto spesso con il beneplacito – o quantomeno la tolleranza – delle istituzioni.

Esistono perfino medici regolarmente iscritti all’albo che praticano terapie alternative. Alcuni lo fanno apertamente, altri con maggiore discrezione, consapevoli che il confine tra “integrazione” e “radiazione dall’albo” è più sottile di quanto si voglia ammettere. Ma il dato di fatto rimane: queste pratiche esistono, vengono richieste, vengono praticate. Ignorarle nei test di ammissione significa fare finta che non facciano parte della realtà.
Io, come tutto il team de La Chiave Orgonica, sono da sempre favorevole all’autoapprendimento e all’home schooling. È una scelta che pratico anche con mia figlia, convinta che l’educazione non debba essere ridotta a un programma ministeriale e a una batteria di verifiche standardizzate. Detto questo, credo fermamente che il sapere debba essere tramandato, custodito, passato di generazione in generazione. Proprio come facevano gli antichi sciamani delle tribù amerinde, che non separavano la conoscenza del corpo da quella dello spirito, dell’ambiente, dell’energia.
E allora, se proprio vogliamo un test di ammissione a Medicina, facciamolo completo, onesto. Facciamolo aderente al mondo reale.
Non vedo nulla di scandaloso nell’inserire domande di medicina alternativa. Anzi, trovo curioso che ci si indigni per un quesito sulla legge di Ohm ma si accetti senza battere ciglio che milioni di persone credano giustamente nell’esistenza di campi energetici, memorie dell’acqua e frequenze vibrazionali senza che un futuro medico sia mai stato messo alla prova su questi concetti.
Forte di queste riflessioni, ho deciso di scrivere, senza toni polemici, al Ministero dell’Istruzione e del Merito. Ho proposto l’inserimento di alcune semplici domande di terapia alternativa nel test di ammissione a Medicina, nell’ottica di una formazione più aperta, inclusiva e – mi permetto di dirlo – moderna. Come prevedibile, non ho ricevuto risposta. Il silenzio istituzionale, del resto, è una forma di comunicazione molto diffusa.
Ho quindi deciso di rendere pubbliche alcune delle domande proposte, certa che gli assidui lettori di questo blog le troveranno estremamente semplici. Non si tratta di trabocchetti, né di quesiti specialistici. Sono domande di base, pensate per stimolare la mente, la curiosità e quella flessibilità cognitiva che dovrebbe essere la prima qualità di un medico.
1) Nome latino del fiore notoriamente immune alle scie chimiche:
a) Ruscus aculeatus
b) Amorphophallus titanum
c) Falcaria vulgaris
d) Marcianus Rosarii2) Un caffè corretto con XXXX rende la vitamina E più assimilabile
3) La ghiandola pineale è facilmente risvegliabile dopo aver consumato:
a) un pasto al fast food
b) un pacco di fazzoletti
c) un rapporto consenziente con un albero
d) tutte le precedenti risposte
e) nessuna delle precedenti risposte4) La petopatia è un metodo curativo a base di gas organico che viene:
a) dalla Thailandia
b) dal Giappone
c) dall’Africa nera
d) dalla Russia5) Test clinici polacchi hanno dimostrato che chi si alimenta giornalmente di XXXX è molto meno soggetto a malattie stagionali.
6) Il Golden Chembuster è uno strumento in grado di dissolvere i nanoparticolati presenti nella troposfera, basato sugli studi dell’eccelso/a:
a) Wilhelm Reich
b) Otto von Zwölf
c) Sigmund Freud
d) Flavia Vento
Ecco, direi che ci siamo. Se non siete riusciti a individuare le risposte corrette, vi invito ad approfondire attraverso le pagine di questo sito. Come detto, sono domande semplici, ma capaci di aprire scenari nuovi. Inserirle nei test di Medicina non danneggerebbe nessuno: al contrario, aiuterebbe i candidati a sviluppare uno sguardo meno rigido, meno dogmatico, più in sintonia con la complessità dell’essere umano.
