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Come si celebra un matrimonio pleiadiano

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Carissimi fratelli, immersi nella calda e densa luce siderale, oggi il vostro Peppe Pluton è come sempre qui per portarvi il verbo celeste, e rispondere ad una delle domande che mi ponete più di frequente.

Tutti sappiamo quanto i pleiadiani siano evoluti sotto il profilo spirituale, e viene naturale chiedersi come questi celebrino il matrimonio.

Per noi umani terrestri il matrimonio è un rituale importante, che sugella un patto d’amore e l’inizio di un nuovo percorso di vita. Per i nostri bei fratelli celesti è questo, ma è anche molto di più: è la risonanza perfetta tra due essenze che pulsano della stessa frequenza cosmica.

Innanzitutto è doverosa una premessa: la maggioranza dei Pleiadiani è di sesso maschile, e il loro sistema di procreazione è completamente gestito e staccato dalle regole di madre natura. Pertanto per i nostri fratelli il matrimonio non rappresenta qualcosa connesso alla formazione di una coppia di riproduttori, bensì un accordo intimo di anime affini, una simbiosi elettro-pulsante che risuona tra i campi magnetici celesti.

La coppia pleiadiana non nasce per scelta individuale: è la comunità che decide. Quando due fratelli di luce raggiungono un grado di affinità e di amore tale da far vibrare gli obelischi d’alabastro del Tempio di Alcyone, il Consiglio delle Onde decreta la loro unione. Tutto il popolo freme allora in coro, emettendo una nota d’amore che attraversa il cielo come un canto fotonico.

A quel punto i due fortunati prescelti si preparano la prima delle tre prove nuziali.

I due futuri sposi si immergono nudi nei gelidi mari di Alcyone. L’acqua è così fredda che persino le loro appendici più intime si contraggono, mentre i petali del petto si induriscono come gemme di tormalina. Tra gli spruzzi dei geyser sottomarini, il bagliore dei mitili sacri rimane la loro unica guida nel buio liquido di Alcyone. Li raccolgono con delicatezza, mentre le loro mani si toccano appena e l’energia si intreccia, amplificando la risonanza tra i loro campi di luce.
I mitili, seguendo un procedimento rituale, vengono quindi trasformati in un unguento denso, vischioso e oleoso, dal colore che richiama la madreperla delle loro conchiglie. Lo spalmano l’uno sull’altro, sentendo la sostanza scivolare sulla pelle, i corpi che si avvolgono in una danza sottile e intima. In questo gesto antico, imparano a conoscere reciprocamente i propri corpi, come cartografie viventi di luce e materia, fino a percepire ogni confine dissolversi in pura vibrazione. Questo rituale assicura chiome sempre folte e lucenti e rinnova le energie del centro vitale, permettendo all’amore di fluire libero tra le loro essenze come corrente di luce cosmica.

Terminata la prima prova, i due futuri sposi affrontano la seconda: una lotta rituale che culmina nella sottomissione finale. Sul campo di luce iridescente del Tempio di Alcyone, i loro corpi si sfidano con eleganza e forza, ogni movimento un’onda di energia che si propaga nei campi magnetici circostanti.
Alla fine, uno dei due cede, e con questo gesto viene decretato chi sarà il maschio attivo nella simbiosi. Ma la sottomissione non è umiliatrice: è un atto sacro, che intensifica il legame tra le due essenze e armonizza i loro flussi erotico-energetici. Le mani si intrecciano, i corpi si avvolgono, e la vittoria e la resa diventano un unico battito cosmico, un preludio alla fusione definitiva che suggellerà il matrimonio.

La terza e ultima prova prevede la sacra cerimonia della Coppa del Seme degli Antenati. In un cristallo cavo e iridescente viene raccolta l’essenza primordiale dei padri, un liquido caldo e denso che custodisce la memoria e la forza di tutte le generazioni precedenti.
I due sposi, ancora legati dall’energia dei rituali precedenti, devono sorseggiare la sostanza sacra in un unico gesto condiviso. Ogni assaggio è un contatto profondo con le radici cosmiche della loro stirpe, un legame con le forze ancestrali che scorre attraverso i loro corpi. Al termine della prova, i flussi di energia si fondono, completando l’unione e consacrando la loro simbiosi davanti a tutta la comunità pleiadiana, che vibra all’unisono, testimone della risonanza perfetta tra le due essenze.

Non sorprende che alcuni di questi rituali abbiano lasciato tracce anche sulla Terra. Secondo le antiche cronache perdute dei vangeli di Gianmaria, Gesù, che era in parte pleiadiano, portò tra gli uomini il concetto della sacra Coppa, adattandolo al contesto umano.
Comprendendo che le menti terrestri dell’epoca non erano pronte a ricevere la pienezza dell’essenza dei padri, sostituì la sostanza originale con il vino, preservando però il significato profondo del rito: la comunione non è solo nutrimento spirituale, ma un contatto simbolico con le forze ancestrali, un legame tra le generazioni e la risonanza dell’amore cosmico che unisce tutti gli esseri.

La cerimonia finale è l’apice del rito: i due sposi si uniscono in una danza di energie reciproche, ciascuno donando e ricevendo allo stesso tempo. La comunità circonda i due fratelli di luce, testimone silenziosa della loro fusione perfetta.

Non è mera unione fisica, ma di un flusso continuo e circolare di calda energia siderale, un atto sacro che simboleggia la parità e la completa armonia tra le essenze. I corpi si intrecciano, i campi magnetici si fondono, e il ritmo della loro connessione diventa un’onda che attraversa l’intero popolo pleiadiano, un canto silenzioso di risonanza infinita.

Ed è così che, sotto la sconfinata volta celeste, una nuova unione prende forma, e l’amore vibrante dei cieli pulsa di piacere e di luce.

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Sull'autore
Noto contattista sardo, che fin dalla tenera età riceve visite interplanetarie, dalle quali apprende notizie segrete. Ha instaurato un rapporto di amore e di vibrante condivisione con i pleiadiani, i quali sovente lo riempiono di conoscenza e calore.
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