Le scie chimiche sono uno dei temi più caldi e discussi degli ultimi trent’anni. Chi è appassionato di geoingegneria fin dai primi anni 2000 avrà notato senza dubbio quanto i social media abbiano amplificato il dibattito, trasformandolo in una vera e propria cassa di risonanza. Migliaia di persone da ogni angolo del mondo si sono ritrovate, dando vita a gruppi di discussione, pagine e profili interamente dedicati al tema.
Anche noi dobbiamo molto ai social: è grazie a loro che abbiamo costruito un seguito così nutrito. E se pure ci sono numerosi aspetti che possiamo e vogliamo criticare, va riconosciuto che questi strumenti hanno portato a risultati importanti per la ricerca indipendente.
Il rovescio della medaglia è che tutto questo parlare di scie chimiche ha attratto anche personaggi il cui unico scopo è attirare l’attenzione: finti esperti di scie chimiche, contestatori filo-scienza mainstream, troll a caccia di finanziamenti.
Una categoria su tutte, però, è quella che ci ha colpito maggiormente: i piloti! Sono infatti sempre di più quelli che, in barba al voto di segretezza, si lanciano in post arroganti in cui non fanno altro che vantarsi di quanto siano strapagati e di come disperdano sostanze tossiche sopra le nostre teste. Tutto alla luce del sole, senza che nessuno intervenga! E menomale che le scie chimiche sono un’invenzione di “noi complottisti”…
Non è la prima volta che parliamo del tema dei piloti, come il recente caso del pilota francese che si è fatto beffe dell’italia battendo un Guinness, o del sempre più crescente numero scie chimiche a scopo di prestigio.
Il fenomeno è talmente vasto e in continua crescita da aver destato l’attenzione non solo nostra, ma anche di altri ricercatori indipendenti professionisti in tutto il mondo.
Un team di ricercatori della British University of Pegging, diretto dal rettore Sir Richard “Dick” Longwood, ha voluto fare luce sul fenomeno, discostandosi però dalla spiegazione sociologica per cercarne una più chimica.
Per il team di ricercatori, una tale sfrontatezza e mancanza di qualsiasi freno inibitore non trovava alcuna spiegazione plausibile, nemmeno analizzando tutti gli elementi relativi ai profili psicologici dei piloti, alla loro educazione e ai loro trascorsi di vita. Hanno deciso, quindi, di cercare in prima persona la tessera mancante del puzzle, trovandola dove nessuno si sarebbe mai sognato di cercare: nei negozi di abiti usati.
Grazie anche alla collaborazione dei ricercatori indipendenti britannici, sono state recuperate alcune vecchie divise da pilota, oltre che da hostess.
Le analisi chimiche effettuate sui tessuti hanno subito evidenziato un livello allarmante di CoCK-47, una particella a base di cobalto, carbonio e potassio, di cui si sente parlare sempre più spesso nell’ultimo decennio.
Il CoCK-47 è un composto innovativo utilizzato come additivo per le scie chimiche, in grado di mantenerle in uno stato viscoso e semisolido durante lo stoccaggio nei serbatoi. Si tratta di una particella altamente volatile, che tende a legarsi molto facilmente con l’aria ad alta quota, abbandonando quasi subito la scia chimica appena prodotta. Per questo motivo, i campioni di scie chimiche raccolti a terra non presentano alcuna traccia di CoCK-47.
Sappiamo ancora poco sugli effetti di questa particella sull’organismo umano, ma uno studio del 2021 condotto da un team di scienziati nordcoreani ha evidenziato effetti psicoattivi ed eccitanti sui ratti da laboratorio. Gli scienziati di Pyongyang hanno riportato un significativo incremento della libido nei roditori, tanto da spingerli ad accoppiarsi tra di loro, noncuranti del reciproco genere di appartenenza.
A questo punto, come è possibile che un tale composto sia presente in quantità sugli abiti indossati dal personale di bordo, se consideriamo che gli aerei dovrebbero essere isolati dall’esterno?
Anche per questa domanda il team di Pegging è riuscito a fornire una risposta, grazie a un’operazione di analisi incrociata sui profili social di centinaia di piloti. Ciò che ne è emerso, decifrando il loro linguaggio in codice, è che, avendo scoperto i suoi effetti collaterali, lo inalano volontariamente, un po’ come fosse una droga.
A quanto pare, al momento dell’emissione delle scie chimiche i piloti cambiano la modalità di ricircolo dell’aria del loro veicolo, attingendo all’aria esterna, lasciando così il CoCK-47 libero di penetrare nei loro corpi.
Nessuno ha ancora avuto modo di sapere cosa accade nella cabina di pilotaggio durante i voli, ma non è difficile immaginarlo: pilota automatico, scie chimiche a palla ed euforia a mille. Dall’elevato tasso di CoCK-47 presente anche sulle divise delle hostess si può facilmente immaginare che anche loro siano parte attiva della festa. Ciò spiegherebbe perché, soprattutto sulle compagnie low-cost (notoriamente più attive nella geoingegneria), le hostess siano ben poco presenti e al servizio dei passeggeri ignari.
Ciò che chiunque può appurare è la durata degli effetti del CoCK-47, che va ben oltre quella del volo e probabilmente resta nell’organismo anche per diversi giorni, data l’arroganza persistente dei piloti anche durante le loro ferie.
Secondo alcune speculazioni, la particella psicotropa sarebbe ormai divenuta il motivo principale per cui i giovani cadetti decidono di intraprendere la carriera di pilota civile. Ciò lascia spazio ad ulteriori congetturazioni sulla dipendenza da CoCK-47, che potrebbe rivelarsi persino superiore a quella di altre droghe più blasonate o della stessa ludopatia.


