Le scie chimiche, lo ripetiamo spesso, sono uno dei grandi mali dei tempi moderni. Tuttavia stare con il naso all’insù a fissarle tutto il giorno non aiuta certo a risolvere il problema.
Noi del Comitato non siamo noti per piangerci addosso; preferiamo piuttosto individuare soluzioni ai problemi, talvolta anche creative.
La proposta che presentiamo oggi è nata quasi per caso, dopo la visione di un documentario ambientato nell’Europa tra il XVII e il XVIII secolo, dedicato alle abitudini igieniche delle nobildonne dell’epoca. In particolare ci ha colpito il curioso metodo con cui cercavano di tenere a bada le pulci: speciali trappole collocate direttamente sulle parrucche.

In un’epoca in cui l’igiene personale era spesso compromessa dalle mode del tempo, le cosiddette “trappole per pulci” rappresentavano un singolare tentativo di difesa. Si trattava di piccoli contenitori, talvolta realizzati in materiali pregiati come avorio o metalli lavorati, che venivano indossati direttamente sul capo, abilmente nascosti tra le elaborate trame delle parrucche settecentesche o tra acconciature particolarmente complesse. Al loro interno veniva posta un’esca profumata o appiccicosa, pensata per attirare i parassiti. L’obiettivo era offrire a dame e gentiluomini un minimo sollievo dal fastidio costante, trasformando un semplice strumento contro gli insetti in un bizzarro — e non sempre efficace — accessorio di moda.

Sull’effettiva efficacia di questo sistema esistono ancora oggi opinioni contrastanti e si infiamma il dibattito pubblico, ma non è nostra intenzione entrare nel merito della questione.
Ciò che ha attirato la nostra attenzione è piuttosto il principio alla base di questo metodo di controllo dei parassiti, un principio che può essere riadattato ai giorni nostri nella lotta quotidiana contro le scie chimiche.
Quando siamo fuori casa — per lavoro, per fare compere o per semplice sollazzo — ci esponiamo inevitabilmente a grandi quantità di nanoparticolato di ricaduta rilasciato tramite le scie chimiche. Nella maggior parte dei casi il ricercatore indipendente, o semplicemente chi è ben informato sull’argomento, adotta strategie quotidiane per ridurre l’esposizione a lungo termine: camminare sotto i cornicioni dei palazzi, indossare elmetti in alluminio oppure utilizzare l’auto il più possibile, anche per fare 200 metri.
Nessuno, fino ad oggi, avrebbe mai pensato che difesa e lotta alle scie chimiche potessero convivere in un unico metodo rivoluzionario. Ed è qui che entra in scena l’ispirazione alle antiche trappole per pulci: e se sfruttassimo la superficie del nostro capo, perennemente esposta verso il cielo, per posizionare un chembuster all’aceto di mele?
Un’idea tanto semplice quanto sorprendentemente trascurata fino ad ora. Immaginate migliaia di persone trasformarsi in un sistema anti–scie chimiche vivente, sfruttando il comprovato effetto dispersivo dell’aceto. E non è tutto: l’azione dell’aceto non si limiterebbe a disperdere le scie chimiche, ma agirebbe anche come uno scudo naturale contro il nanoparticolato, il 5G e persino il Wi-Fi.
Se a questo punto, presi dall’entusiasmo, vi state chiedendo come applicare concretamente questo metodo, la risposta è molto semplice. Con ogni probabilità avete già in casa tutto l’occorrente.

L’oggetto ideale, che sembra progettato appositamente per questo scopo, è un comune salvaslip. Grazie alle sue proprietà assorbenti è in grado di trattenere al suo interno una quantità sufficiente di aceto di mele per un’intera giornata, garantendo un rilascio lento ma costante di particelle a carica ionica negativa nell’atmosfera. Inoltre, il suo lato adesivo naturale, progettato per aderire alle mutande, funziona altrettanto bene sulla testa, rimanendo saldo fino a sera, e non ti accorgi nemmeno di averlo.
Certo, si tratta di un metodo che in alcuni contesti sociali può sembrare inappropriato, ma la nostra salute e la lotta contro le scie chimiche vengono prima di tutto. Qualche anno fa chi indossava una mascherina in pubblico veniva preso in giro, eppure oggi nessuno solleverebbe obiezioni.
Noi auspichiamo che l’adozione sempre più diffusa dei poteggislip anti–scie chimiche contribuisca a normalizzarne l’uso. Per cominciare, si può partire anche dai modelli mini: sebbene meno efficaci, rappresentano comunque uno strumento di discreta efficacia. Il Comitato Chiave Orgonica testa con successo questo metodo da mesi e può confermare che, superato l’imbarazzo iniziale, i benefici sono evidenti.
Attualmente utilizziamo assorbenti notturni, più lunghi e larghi, per massimizzare l’effetto di chembusting e i vantaggi per la nostra salute e per chi ci sta immediatamente vicino.
