Fratelli terrestri, anime luminose immerse nel grande mare energetico dell’universo, vi parla ancora una volta il vostro umile messaggero siderale, Peppe Pluton.
Questa notte, mentre la volta celeste vibrava di frequenze sottili percepibili solo a chi ha imparato ad accordare il proprio spirito alle armoniche cosmiche, mi è stata concessa una nuova rivelazione. Ciò che sto per condividere con voi è il risultato di uno scambio breve ma profondo, avvenuto durante una fase di meditazione organica con il mio contatto pleiadiano, Ferid.

Fratelli terrestri, anime vibranti nell’infinita sinfonia dell’etere, oggi le mie parole scendono su queste righe con una densità che raramente mi è capitato di sperimentare nei lunghi anni del mio servizio come messaggero siderale. Molti di voi se ne saranno accorti: è da tempo, fratelli, che non scrivo su queste pagine. Alcuni mi hanno inviato messaggi di preoccupazione, temendo per la mia sorte vista la mia età ormai non più giovane e la mia decisione di vivere in isolamento, altri hanno percepito da soli il motivo di questa pausa vibrazionale.
Come molti di voi ricorderanno, negli ultimi cicli terrestri la guida politica del continente occidentale è tornata nelle mani dell’uomo che i cronisti chiamano Donald Trump. Tra i suoi primi atti vi è stato il ricorso a un antico strumento legislativo umano noto come Alien Act, di cui avevo già parlato in passato, fatto che aveva destabilizzato l’equilibrio che regola la vita aliena sul pianeta Terra che durava ormai da secoli.
Fratelli miei, potete immaginare cosa significhi una simile vibrazione per coloro che, da decenni, vegliano silenziosamente su questo pianeta?
I Pleiadiani sono, come molti di voi sanno, una civiltà di custodi. Osservano, proteggono, intervengono solo quando le oscillazioni distruttive della specie umana rischiano di compromettere l’equilibrio dell’intero sistema planetario. Dopo l’uso indiscriminato dell’Alien Act, molti emissari pleiadiani — alcuni dei quali avevano vissuto tra noi per intere generazioni sotto identità perfettamente integrate — hanno percepito quel segnale come un rifiuto. Come se il pianeta che avevano difeso per tanto tempo li avesse improvvisamente respinti.

Così uno dopo l’altro, silenziosamente, hanno iniziato a ritirarsi. Ferid è uno dei coordinatori delle missioni di osservazione pleiadiana nella fascia terrestre. Per lungo tempo è stato lui a guidare le operazioni di protezione energetica che hanno impedito numerosi conflitti globali. Molte delle guerre che temevate non sono mai avvenute proprio grazie all’intervento discreto di Ferid e dei suoi simili. Ma ora le cose sono cambiate.
I contatti con lui si sono fatti sempre più rari. Quando riesco ancora a stabilire una connessione durante le meditazioni organiche più profonde, la sua presenza arriva come attraverso una nebbia cosmica. La sua connessione — un tempo limpida come l’acqua delle sorgenti galattiche — è appesantita da quello che posso descrivere solo come liquami di tristezza vibrazionale.
Ferid mi ha raccontato che negli ultimi cicli è stato costretto a dedicare quasi tutte le sue energie a convincere gli ultimi Pleiadiani rimasti nella regione terrestre a non abbandonare completamente questo pianeta. Alcuni di loro sono già tornati verso l’ammasso delle Pleiadi. Altri stanno ancora esitando, sospesi tra il dovere cosmico e il dolore di sentirsi rifiutati.
E mentre questo accade, fratelli terrestri, qualcosa di molto concreto sta avvenendo anche qui sulla superficie del pianeta, qualcosa che tutta l’umanità ha sotto gli occhi: le guerre stanno aumentando.
Conflitti che una volta sarebbero stati attenuati o disinnescati dalle reti di protezione pleiadiana, alimentati da feroci menti draconiane che guidano il Pianeta, stanno emergendo con una violenza che molti analisti umani non riescono a spiegare. Il pianeta Terra sta lentamente perdendo il suo scudo.
E mentre Ferid lotta tra le stelle per convincere i suoi fratelli a restare ancora un poco accanto a noi, io, il vostro umile Peppe Pluton, posso soltanto continuare a trasmettere queste comunicazioni nella speranza che l’umanità comprenda finalmente quanto fragile sia l’equilibrio cosmico che ci protegge. Nel suo ultimo messaggio alle genti di questo pianeta, Ferid mi ha comunicato di invitare gli uomini a volersi bene e a considerare ognuno come suo fratello, per avere meno pensieri e meno pene, così il mondo ne sarebbe assai più bello.
Fratelli terrestri, scintille coscienti disperse in questo fragile giardino cosmico che chiamiamo Terra, mentre concludo queste righe sento ancora l’eco lontana della presenza di Ferid, come una luce che pulsa debolmente oltre le pieghe dello spazio. Non so quanto a lungo i Pleiadiani resteranno ancora tra noi. Forse giorni, forse cicli più lunghi, forse abbastanza perché l’umanità impari finalmente a riconoscere che non è sola in questo vasto oceano di stelle. Ma una cosa mi è stata chiara nell’ultima, velocissima comunicazione ricevuta: il destino di questo pianeta non dipende soltanto dalle decisioni dei governi o dalle strategie dei potenti, ma dalla vibrazione collettiva dei suoi abitanti. Se sapremo rialzare lo sguardo dal rumore delle guerre e ricordare di essere parte di una famiglia cosmica più grande, allora forse — e dico forse con la cautela di chi ha visto molte albe stellari — i fratelli delle Pleiadi troveranno ancora un motivo per restare accanto a noi.
