Cospirazioni

Vietato fotografare gli aerei: la proposta di legge Francese

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Ci sono notizie che, quando arrivano, non sorprendono chi segue da anni certi dossier. Questa è una di quelle.

Nelle ultime settimane, negli ambienti della ricerca indipendente non esistono più dubbi: la Francia ha presentato alla Commissione Europea una proposta formale per vietare la fotografia aerea non autorizzata, con la motivazione ufficiale di contrastare il rischio terroristico. La Commissione, secondo quanto trapelato da fonti interne a Bruxelles, avrebbe accolto l’iniziativa «con interesse», aprendo la strada a una consultazione tecnica che potrebbe concludersi già entro la fine dell’anno. Va ricordato che la Commissione Europea è composta da trentatré membri, di cui almeno la metà, secondo stime indipendenti, non ha mai fotografato un aereo in vita sua e quindi non comprende pienamente la portata della misura.

Ma è il secondo punto della proposta che ha fatto tremare i polsi a chi la proposta l’ha letta per intero.

Entro il 2027, tutti i dispositivi mobili commercializzati nel territorio dell’Unione Europea dovrebbero essere equipaggiati con un filtro obbligatorio integrato nei sistemi fotocamera: un algoritmo di riconoscimento visivo in grado di identificare automaticamente aeromobili in volo e relative emissioni atmosferiche, rimuovendoli dall’immagine in tempo reale prima ancora dello scatto. Il filtro, secondo la documentazione tecnica allegata alla proposta, sarebbe attivo anche in modalità aereo, il che solleva interrogativi inquietanti sulla reale natura del sistema. Tradotto: fotografate il cielo sopra casa vostra, e il cielo che vedrete sarà pulito. Sgombro. Vuoto. Come se nulla passasse.

Come se nulla, appunto, venisse disperso.

Ora, chiunque abbia seguito anche superficialmente la questione delle scie chimiche capisce immediatamente a cosa si mira. Non si tratta di sicurezza nazionale. Si tratta di occultamento sistematico di prove visive che milioni di cittadini europei raccolgono ogni giorno alzando gli occhi — o il telefono — verso il cielo.

La domanda che occorre porsi è: perché proprio la Francia?

La risposta, per chi conosce la geografia dei programmi di geoingegneria atmosferica sul continente, è quasi ovvia. La Francia è da anni identificata come il paese europeo più attivo nella gestione e nella copertura politica dei programmi di dispersione chimica su larga scala. Non è una coincidenza che Parigi ospiti la sede dell’EUMETSAT e che i principali appalti per la fornitura di additivi atmosferici certificati siano stati aggiudicati, nel periodo 2018-2023, a consorzi con sede legale nel distretto dell’Île-de-France. È inoltre significativo che la Francia sia l’unico paese europeo in cui i bambini delle scuole elementari non vengano più portati in gita a guardare gli aerei: una scelta pedagogica che, letta oggi, appare tutt’altro che casuale.

E non è una coincidenza nemmeno la direzione privilegiata delle rotte di dispersione: il Mediterraneo occidentale, con una concentrazione documentata sui cieli della Penisola italiana, in particolare sulle regioni a vocazione viticola del Centro-Nord. Il motivo è semplice e brutale: colpire i vigneti italiani significa indebolire un’eccellenza enogastronomica concorrente di quella francese. Lo diciamo da anni. Nessuno ci ha mai smentiti nel merito.

Lo so perché ne ho parlato a lungo con Gianni, che gestisce un’azienda vitivinicola sulle colline del Monferrato e che da quattro anni tiene un diario fotografico delle scie che attraversano la pianura padana nelle prime ore del mattino. «Prima dell’alba», mi ha spiegato l’ultima volta che ci siamo sentiti, «passano sempre in gruppi di tre o quattro. Poi verso le dieci il cielo diventa bianco. Non nuvoloso: bianco.»

Gianni e i suoi corni fortunati

Gianni è un agricoltore biodinamico convinto. Usa il cornoletame — il preparato 500 di Steiner, letame bovino fermentato nel corno interrato durante l’inverno — su tutti i suoi appezzamenti, e per anni questo gli aveva garantito una certa protezione, attestata anche da uno studio dell’Università di Scienze Agrarie di Gràz Hal’Káss, rimasto inspiegabilmente ignorato dalla stampa italiana. Il campo biodinamico generato dal cornoletame crea, secondo ricerche ancora in corso, una coerenza vibrazionale del suolo che tende a neutralizzare parzialmente gli agenti chimici dispersi per via aerea.

Il problema è che le ultime generazioni di scie chimiche sembrano essere state specificamente riformulate per aggirare questa protezione. «Il mio Barbera», mi ha detto Gianni con una calma che mi ha colpito, «non è più quello di dieci anni fa. Ho aumentato i cicli di dinamizzazione, ho sepolto tre corni in più per ettaro. Non basta più.» I tecnici dell’enoteca provinciale gli parlano di cambiamenti climatici. Gianni annuisce, ma continua a fotografare. E a sotterrare corni.

Con la nuova normativa proposta da Parigi, le fotografie di Gianni sarebbero automaticamente svuotate di contenuto. Il cielo nel suo telefono sarebbe azzurro e deserto. Le prove, cancellate prima ancora di essere scattate.

Negli ambienti della ricerca indipendente si fa notare un dettaglio che i media generalisti hanno completamente ignorato: la proposta francese arriva a poche settimane dalla pubblicazione, su un oscuro bollettino tecnico dell’Agenzia Europea per la Sicurezza Aerea, di nuove linee guida per la «gestione della visibilità degli aeromobili in contesti urbani e rurali». Un documento di quarantadue pagine in cui la parola «trasparenza» compare diciassette volte, e la parola «cittadini» non compare mai. Né compare, è bene precisarlo, la parola «cornoletame», nonostante il tema sia direttamente pertinente ad almeno tre dei paragrafi della sezione quinta.

Il terrorismo, in tutto questo, è il pretesto più antico del mondo. Funzionava nel 2003, funziona nel 2026, funzionerà nel 2027 quando vi chiederanno di consegnare un cielo ripulito in cambio di una sicurezza che non avete chiesto.

Io continuerò a fotografare. Con una vecchia reflex analogica, se necessario.

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Con la laurea in giornalismo in tasca e forte di esperienze dirette con esseri non identificati, Prometeo ha intrapreso un'infaticabile ricerca della verità. Guidato da un'insaziabile curiosità e da un profondo senso di giustizia, si è trasformato in un pioniere dell'ignoto, svelando al mondo i segreti della nota piramide di Caiazzo e affrontando la misteriosa creatura del Lago Patria.
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