
Per anni noi del Comitato Chiave Orgonica abbiamo raccolto testimonianze da tutta Italia sugli effetti sul corpo umano dell’esposizione al nanoparticolato artificiale. Persone che, dopo giornate di intensa attività aerea, riferivano stanchezza improvvisa, secchezza oculare, cefalee persistenti, annebbiamento cognitivo, irritabilità o alterazioni del gusto. Fenomeni spesso liquidati come coincidenze o suggestioni, ma che per chi segue queste pagine sa bene cosa vogliono dire.
Tutto questo duro lavoro di documentazione viene regolarmente deriso dai famosi detrattori, persone che vengono a commentare sulle nostre pagine social dandoci dei pazzi complottisti, come se essere complottista fosse un’offesa. Un commento fra tanti, in particolare, ha destato la nostra attenzione: una persona che dichiara di vivere da oltre trent’anni sotto una delle rotte aeree più trafficate del Nord Italia e che, apparentemente, non manifesta alcun effetto biologico associabile alle dispersioni atmosferiche e quindi, testuali parole, noi staremmo solo “sparando c*zzate”. Avremmo potuto bannare il soggetto e finirla lì ma, in quanto seri indagatori di verità, fiutando che c’era qualcosa di anomalo in quello che scriveva lo abbiamo contattato in privato e gli abbiamo chiesto un incontro.
Il suo nome è Sergio Mantegazza (nome di fantasia), 58 anni, manager. Lo abbiamo incontrato in una tavola calda vicino alla tangenziale di Milano. Non è stato facile convincerlo, abbiamo dovuto offrirgli il pranzo per fargli accettare un’intervista con noi ma alla fine ha accettato di parlarci, anche se durante tutta l’intervista ha mostrato un interesse sorprendentemente limitato verso il proprio caso. Riportiamo qui di seguito l’intervista, per trasparenza senza particolari censure.
INTERVISTA
C.O.: Signor Mantegazza, quando si è accorto di essere immune alle scie chimiche?
“Immune magari no… Cioè, io sto bene, ecco, c*zzo vi devo dire.”
C.O.: Però scusi, le persone attorno a lei lamentano disturbi.
“Sì ma guardi che il mio vicino accusa disturbi pure quando cambia il detersivo.”
C.O.: Lei vede le scie in cielo?
“Certo che le vedo, e che mi ha preso per un rinc*glionito?”
C.O.: E cosa prova durante i passaggi più intensi?
“Ma niente di particolare, ma cosa devo provare scusi eh, con rispetto parlando?”
C.O.: Mal di testa? Pressione agli occhi? Confusione mentale?
“No.”
C.O.: Ronzio auricolare?
“Ma và.”
C.O.: Irritabilità?
“Quella da quando mi sono sposato, ma gli aerei non c’entrano.”
C.O.: E non si è mai fatto due domande sull’origine di quelle scie?
“Ma a me cosa c*zzo me ne frega a me scusi delle striscie in cielo, c’ho ben altro a cui pensare, io nella vita!”
Durante l’intervista il signor Mantegazza ha mantenuto un atteggiamento estremamente rilassato. In diversi momenti è apparso quasi infastidito dalle nostre domande. È chiaro che il dramma delle scie chimiche per lui non è mai stato un problema che lo riguardava direttamente.
C.O.: Ci risulta che lei viva sotto la stessa rotta aerea trafficata dal 1991. Conferma?
“Eh sì f*ga, veda un po’ lei, abito a Milano!”
C.O.: E in trent’anni non ha mai accusato sintomi?
“Mah, una volta mi è venuta la sinusite ma il medico ha detto che era il condizionatore.”
Un dettaglio, tuttavia, ha immediatamente attirato la nostra attenzione.
C.O.: Lei ha lavorato per molti anni in un colorificio industriale, corretto?
“Sì.”
C.O.: Era esposto quotidianamente a solventi?
“Eh grazie.”
C.O.: Utilizzavate protezioni respiratorie?
“Negli anni Novanta? Ma quando mai! Oh, ma arriva ‘sto dolce o no?! Dai che io poi devo andare a lavorare, ho finito qua con sti c*glioni!”
A quel punto abbiamo deciso di sottoporre il signor Mantegazza a una prima serie di test preliminari condotti direttamente dal nostro team scientifico. I risultati, lo ammettiamo, hanno sorpreso perfino noi.
I TEST DELLA CHIAVE ORGONICA

Esperimento 1 — Esposizione atmosferica controllata
Alle ore 14:42 il soggetto è stato accompagnato in un parcheggio periferico particolarmente esposto al traffico aereo.
Nel giro di 11 minuti abbiamo registrato:
- 4 scie persistenti
- 2 dispersioni a ventaglio
- 1 evidente reticolazione atmosferica
Tre membri della redazione hanno riferito:
- lieve pesantezza frontale
- sensazione di bocca asciutta
- improvvisa necessità di evacuare
Il signor Mantegazza invece con il tono rilassato di chi ha appena consumato un lauto pasto gratis ha semplicemente dichiarato:
“Guardi, secondo me piove.”
Esperimento 2 — Contatto ravvicinato con particolato sospetto
Utilizzando il cofano nero della panda di Melvin abbiamo raccolto micro-residui atmosferici depositatisi dopo circa quaranta minuti di attività aerea. Il materiale è stato mostrato al soggetto a distanza ravvicinata.
Nessuna reazione.
Mantegazza ha osservato il campione per alcuni secondi, poi ha chiesto:
“Scusi eh, ma la macchina – se questa la possiamo chiamare macchina – la pulite ogni tanto?”
Esperimento 3 — Stimolazione vibrazionale
Uno dei principali effetti delle irrorazioni moderne sarebbe, secondo diversi studiosi indipendenti, la destabilizzazione del campo vibrazionale individuale.
Per verificare eventuali anomalie abbiamo fatto ascoltare al soggetto:
- rumore bianco
- frequenze a 432 Hz
- audio invertiti di conferenze NATO del 2003
Nessuna alterazione rilevabile.
In compenso, dopo circa sette minuti, il soggetto si è addormentato.
L’IPOTESI
Al momento esistono tre possibilità.
La prima:
Sergio Mantegazza possiede una rarissima anomalia biologica che rende il suo organismo refrattario agli effetti delle dispersioni atmosferiche.
La seconda:
l’esposizione prolungata a solventi industriali potrebbe aver modificato nel tempo la sua risposta cellulare.
La terza, forse la più inquietante:
il corpo del soggetto non si limita a resistere alle scie chimiche. Potrebbe assorbirle. Durante tutta la durata dei test, infatti, i livelli di disagio percepiti dalla redazione sembravano diminuire progressivamente in prossimità del signor Mantegazza.
Rimarremo in contatto con il signor Mantegazza nei prossimi mesi. La sua particolarità potrebbe aprire le porte a possibili scenari, e perché no anche allo sviluppo di una cura popolare e definitiva per il male da scie chimiche.
Sergio, nel frattempo, continua la propria vita normalmente. Prima di salutarci ci ha rivolto una sola domanda:
“Ma quindi poi scusate eh, ma questo articolo dove esce?”
