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DDL Cieli Blu: censimento di massa degli attivisti italiani?

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Negli ultimi tempi nei circuiti della ricerca indipendente non si fa altro che parlare del DDL “Cieli Blu” come della soluzione a tutti i mali della geoingegneria, e sulla carta sarebbe anche così. Non nascondiamo che anche noi del comitato eravamo inizialmente molto entusiasti, e tutt’ora nutriamo forti speranze che tutto vada per il meglio. L’euforia del momento, però, ha lasciato spazio ai dubbi, e da bravi e rispettabili ricercatori indipendenti abbiamo iniziato a porci delle domande.

Per chi ancora non lo sapesse, il DDL “Cieli Blu” è una proposta di legge di iniziativa popolare depositata dall’avvocato Frida Chialastri e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 5 maggio 2026, con la quale si chiede di vietare qualsiasi “modifica consapevole delle condizioni meteorologiche” sul territorio italiano — in sostanza, la geoingegneria atmosferica. Tra i principali promotori figura anche il maresciallo dell’Aeronautica in congedo Roberto Nuzzo. I cittadini hanno 180 giorni di tempo, a partire dall’11 maggio, per firmare nei comuni o online. Dietro la proposta c’è il movimento che da anni denuncia le cosiddette “scie chimiche” come strumento di manipolazione climatica segreta. L’obiettivo è raccogliere 50.000 firme, e nel momento in cui scrivo siamo arrivati quasi alla metà del target.

Tutto rose e fiori, eppure ci sono alcune crepe in questo scenario. Precisiamo che non vogliamo fare polemica né boicottare la raccolta firme: vogliamo fare chiarezza su alcuni aspetti che restano in ombra.

Il primo riguarda la raccolta firme stessa. Inizialmente era prevista la firma presso il proprio comune, nel rispetto della privacy. Successivamente, un po’ a sorpresa, si è scoperto che la maggior parte dei comuni non stampa più moduli cartacei, e il metodo da seguire nel 99% dei casi è la firma online — tramite SPID o CIE, due strumenti nati, com’è notorio, per permettere allo Stato di monitorare la popolazione. Da quando si combatte una battaglia con le regole definite dal nemico? Firmando esclusivamente presso i comuni, come stabilito fin dall’inizio, sarebbe stato garantito l’anonimato dei firmatari, e i più riservati avrebbero potuto anche apporre la vecchia e cara X, che impedisce persino a un perito calligrafico di risalire alle generalità del sottoscrittore.

Il secondo problema è nel merito del testo. Perché si fa riferimento solo alla modifica climatica, e non anche alla diffusione di particolato nanoattivo sull’organismo umano? Nella maggior parte dei casi, le scie chimiche che disperdono queste sostanze non hanno affatto lo scopo dichiarato di alterare il clima. E veniamo al paradosso più evidente: il DDL punisce le esplicite attività di geoingegneria, quando dagli anni ’90 i cieli sono pieni di scie chimiche e nessuno ne ha mai ammesso il vero scopo. Siamo di fronte a un cortocircuito logico: vietare un’attività che viene eseguita in maniera occulta da decenni, senza che questa sia mai stata esplicitamente riconosciuta come tale. Il governo italiano nega con fermezza l’esistenza delle scie chimiche — il DDL è quindi, nella pratica, apparentemente nullo.

Noi del Comitato Chiave Orgonica lottiamo da anni per il divieto totale del traffico aereo nei cieli italiani, con petizioni, lettere al Presidente della Repubblica e campagne di sensibilizzazione. Solo una misura così radicale può veramente fermare la geoingegneria e garantire lo stop definitivo alle scie chimiche. Perché “Cieli Blu” non chiede questo?

Siamo forse davanti a uno specchietto per le allodole? Non è forse possibile che dietro a tutta questa propaganda si nasconda l’ennesima cospirazione ai danni degli attivisti che quotidianamente denunciano ciò che accade nei nostri cieli?

Una volta appurata l’invalidità concettuale del DDL “Cieli Blu”, il suo vero scopo non è difficile da intuire. Precisiamo che la stragrande maggioranza delle persone coinvolte nella sua promozione è quasi certamente all’oscuro di quanto stiamo per affermare, e per questo non vogliamo attaccare nessuno. Quello che rimane, una volta tolte le sovrastrutture, è una raccolta dati con annessa profilazione di tutti gli attivisti contro la geoingegneria clandestina residenti in Italia: in parole semplici, un censimento mascherato. Ricordiamoci di quando abbiamo fatto un gran baccano per boicottare prima l’app Immuni e poi IO — se proprio vogliamo dare il nostro contributo al DDL, che sia con una firma su carta. Continuando di questo passo ci ritroveremo con uno stemma virtuale dell’aereo che sparge scie chimiche sul braccio e un numero di matricola con cui potranno tracciare ogni nostra attività.

Invitiamo chiunque voglia partecipare alla raccolta firme a farlo con la dovuta cautela e, soprattutto, su carta. Non escludiamo che il DDL “Cieli Blu” possa rappresentare un primo passo, per quanto claudicante, verso un riconoscimento pubblico del problema. Quello che escludiamo, invece, è che una legge strutturalmente incapace di colpire chi opera nell’ombra possa essere la soluzione. Chi agisce in segreto da trent’anni non si fermerà davanti a un divieto che richiede di ammettere ciò che nega. Si fermerà, semmai, il giorno in cui non avrà più cieli su cui operare.

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Sull'autore
Un italiano trapiantato in America da tempo, spinto da un'incrollabile sete di verità, combatte per smascherare inganni e ingiustizie, incurante di rischi e ostacoli. Impavido membro della Nevada Chemtrail Reports e del Mutual UFO Network (MUFON), conduce instancabilmente indagini personali, i cui risultati trovano spesso spazio sulle pagine di autorevoli riviste specializzate dell'Ohio.
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