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La mela che non marcisce più

3 Min. di lettura

Sei mesi fa una mela comprata al supermercato è stata dimenticata nello sgabuzzino. Quando è stata ritrovata, non era marcia. Era solo raggrinzita. In condizioni normali un frutto dovrebbe decomporsi, sviluppare muffe, cambiare odore. In questo caso no. La mela era ancora integra, almeno all’apparenza. Da questa osservazione nasce una domanda semplice, ma non banale: perché oggi alcune mele sembrano non marcire più? E cos’è il paradosso del ricercatore indipendente?

Riceviamo e pubblichiamo:

“Caro Comitato Chiave Orgonica,
per puro caso mi è capitato di notare che una mela comprata al supermercato sei mesi fa e dimenticata nello sgabuzzino l’ho ritrovata non marcia, ma semplicemente raggrinzita. Tecnicamente mi sembrava ancora edibile. Si tratta di OGM? Potete indagare?
Grazie di cuore,
Enzo”

Caro Enzo, senza volerlo hai spalancato le porte a un’indagine che va ben oltre le mele raggrinzite.

Iniziamo col dire subito una cosa: sì, la tua mela ha ben poco di naturale. Quasi sicuramente il contadino che l’ha coltivata è stato spruzzato di OGM tramite scie chimiche. Questo fenomeno è ormai onnipresente. Big Apple ha infatti trovato il modo di conservare e vendere mele anche fuori stagione — prova evidente è che si tratta di uno dei pochi frutti reperibili 365 giorni l’anno, sempre maturi al punto giusto.

Per ottenere questo risultato si è fatto ricorso a ciò che, agli occhi delle persone non informate, appare come semplice condensa: le scie chimiche, ormai onnipresenti nei cieli italiani, rilasciano componenti capaci di modificare il DNA delle mele, rendendole di fatto OGM e resistenti all’invecchiamento.

Il lettore occasionale potrebbe fermarsi qui e decidere semplicemente di comprare altra frutta al supermercato. Ma chi segue le nostre indagini da tempo sa che qualcosa non torna.

Un paradosso che solo i più svegli colgono

Se infatti tutte le mele vengono contaminate da nanoparticolato per alterarne il DNA, che cosa succede all’aceto ottenuto da quel frutto, da sempre punta di diamante nella lotta proprio contro la geoingegneria clandestina? Benvenuti nel paradosso del ricercatore indipendente: come usare aceto di mele contaminate da scie chimiche per combattere le scie chimiche?

Il tema non è nuovo tra gli addetti ai lavori, ma non ne abbiamo mai parlato finora a causa della sua complessità. Come ben sapete, siamo sostenitori delle soluzioni casalinghe fai-da-te, alla portata di tutti, e mal tolleriamo i “professoroni” da tastiera. In questo caso, però, è necessario spiegare le cose in modo meticoloso

Per fare un frutto ci vuol lo spruzzo

Partiamo dal principio. È ormai scientificamente documentato che l’aceto di mele, soprattutto se biologico e invecchiato, rappresenta una delle armi più potenti e accessibili nella lotta alle scie chimiche. Ma per fare aceto di mele bisogna partire… dalla mela.

La coltivazione delle mele avviene inevitabilmente alla luce del sole e quindi sotto una coltre di nuvole artificiali. Questo riduce drasticamente l’effetto “bio”: l’etichetta può anche essere legalmente apposta, ma cosa c’è davvero di biologico in una coltivazione perennemente sotto attacco sciachimico?

Per vostra fortuna, noi de La Chiave Orgonica siamo qui proprio per questo.

Quello che utilizziamo noi, complottisti professionisti, è in realtà un aceto di mele ottenuto da coltivazioni spruzzate con antico aceto di mele, prodotto quando le scie chimiche non solcavano ancora i cieli italiani. Questa particolare filiera prende il nome di Super-Bio.

Una parte dell’aceto così ottenuto viene distribuita a noi, mentre un’altra parte viene utilizzata per spruzzare il raccolto dell’anno successivo, e così via. Come avrete intuito, si tratta di coltivazioni estremamente rare: la produzione si ferma a poche centinaia di bottiglie l’anno. La sua efficacia contro le scie chimiche, però, è indiscutibile.

Proprio per questo motivo il Super-Bio viene fornito solo a pochi Comitati professionisti, affinché venga usato in modo scientifico e mirato, massimizzandone l’effetto là dove ce n’è più bisogno.

E i non professionisti?

Quello che la casalinga di Voghera trova al supermercato è invece, ahinoi, aceto di mele contaminato. Ma niente panico: se lo consigliamo, un motivo c’è.

La verità è che il processo di acetizzazione della mela rigorosamente biologica (su quelle non bio non ha alcun effetto) elimina già da solo gran parte delle impurità presenti nel frutto OGM. Tuttavia questo processo, da solo, potrebbe non bastare.

Ed è qui che si spiegano le numerose segnalazioni che riceviamo del tipo: “Eh, ma io ho messo la bottiglia di aceto di mele sul davanzale e non funziona, siete dei cialtroni!”

Ragazzi… ma noi cosa li scriviamo a fare gli articoli?

Per avvicinarsi il più possibile alle potenzialità del Super-Bio, l’aceto di mele bio va potenziato. Studi indipendenti della celebre collega tedesca ed ex colonnista di “PC Professional” Lisa Birgit Holst hanno dimostrato che il corretto utilizzo del Chembuster Pocket o del Golden Parrot Blaster consente di raggiungere fino all’82,5% della potenza di un aceto di mele Super-Bio.

Pensate a quante scie chimiche in meno solcherebbero i cieli italiani se tutti adottassimo questi semplici rimedi casalinghi.

Conclusione

Questa indagine non risolve il problema delle mele, né quello delle scie chimiche. Non era questo l’obiettivo. Il punto è un altro: quando qualcosa smette di marcire come dovrebbe, non è detto che sia un progresso. A volte è solo un segnale che stiamo guardando da un’altra parte. Enzo ha guardato, ha dubitato, ha chiesto. Ha fatto lo scienziato indipendente.

Per ora ci fermiamo qui. Anche perché la prossima segnalazione che abbiamo sul tavolo riguarda una pera. E sinceramente non eravamo pronti.

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Sull'autore
Nato da padre italiano e madre tedesca, Wotan inizia la sua attività da ricercatore indipendente a 23 anni, shoccato dalla vista delle prime chemtrail. Attualmente residente in terra teutonica, è traduttore professionista di testi divulgativi, nonché socio fondatore della Gesellschaft für das Erwachen der Bevölkerung (GEB).
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