Se un italiano dovesse stilare una classifica delle sue difficoltà quotidiane, senza dubbio tra le prime posizioni comparirebbe il trovare il tempo di cottura della pasta sul pacco. Si tratta di un’operazione davvero complessa, soprattutto con alcune marche, e sembra non esserci una spiegazione razionale al fatto che ogni produttore occulti questa informazione in una posizione diversa. Nei casi peggiori troviamo anche un numero in bella vista sul pacco di pasta, che però non si riferisce a nulla di sensato. Insomma, sembra proprio ci sia una volontà superiore che non ha interesse a farci trovare il tempo di cottura.
Come detto, sembra non esserci una spiegazione razionale; e invece, come spesso accade, basta grattare un po’ la superficie della realtà apparente per trovare tutte le risposte.
La verità, che le industrie non vogliono far trapelare, è che dietro questa apparente disorganizzazione si nasconde una strategia studiata nei minimi dettagli dalla lobby del glutine. Un cartello invisibile di produttori, nutrizionisti compiacenti e pubblicitari conniventi che, da decenni, lavora con un unico scopo: farci cuocere la pasta più del necessario, così che rilasci il massimo del glutine possibile nell’acqua e nei nostri corpi.
Il principio è semplice quanto inquietante: una pasta cotta oltre il punto ottimale subisce un’alterazione molecolare legata a processi di oscillazione quantica subspaziale e interferenze bioelettromagnetiche non lineari, che liberano quantità di glutine attivo amplificato in una risonanza ancora poco compresa dalla scienza ufficiale. Questo “glutine espanso” si diffonde rapidamente nell’organismo, andando a nutrire le colonie di muco endogeno di cui parlava già Arnold Ehret agli inizi del Novecento.

Tali colonie di muco agiscono come un biofilm elettromagnetico che ostacola il corretto flusso delle frequenze naturali del corpo, predisponendo a stanchezza cronica, pensiero rallentato e, in alcuni casi, docilità sociale indotta.
Per mantenere questo piano segreto, le confezioni di pasta sono progettate con una vera e propria mimetica informativa. I tempi di cottura sono scritti in caratteri minuscoli, posizionati in zone casuali, talvolta addirittura sotto pieghe di confezione o tra i codici di produzione. E per depistare l’occhio del consumatore, molte marche inseriscono un numero ben visibile — ad esempio “n°5” o “n°113” — che non ha nulla a che vedere con la cottura, ma induce il cervello a scartare altre cifre, confondendo così la percezione.
Il risultato? Milioni di persone che, ogni giorno, cuociono inconsapevolmente la pasta un minuto o due in più, alimentando il ciclo del glutine attivo e favorendo il business miliardario delle intolleranze indotte.
La prossima volta che metterete l’acqua sul fuoco, assicuratevi di individuare il tempo di cottura esatto prima che l’acqua inizi a bollire. Così facendo, ridurrete al minimo gli errori e garantirete alla pasta una cottura perfetta. Buon appetito!
