Ci sono risorse che piacciono e risorse che non piacciono, al nostro paese. Senza entrare nel dibattito politico, a prescindere dalle frange che si scambiano lo scettro del potere, gli stranieri rappresentano uno strumento imprescindibile al loro successo al governo. Per citare degli esempi abbiamo le famose risorse boldriniane, di qualche anno fa, o lo spauracchio degli immigrati grazie al quale l’attuale governo ha basato parte del suo successo.
La vicenda di cui parleremo oggi si discosta abbastanza dal colore politico, perché coinvolge l’intero paese. La segnalazione ci giunge da Tálèk Azíz, nativo dell’Azerbaigian e residente in Italia ormai da 12 anni.
La vicenda è stata ricostruita attraverso tre colloqui telefonici e la documentazione che l’interessato ha gentilmente messo a disposizione di questa redazione. Azíz, 34 anni, originario di Baku, risiede in Italia dal 2014. Lavora come venditore di rose, paga le tasse, parla un italiano che — è onesto dirlo — sarebbe invidiabile anche a molti nativi del Sud Italia. Il suo percorso verso la cittadinanza, secondo i dati che ha condiviso, sembrava una formalità.
Non è andata così.
Il colloquio finale, tenutosi lo scorso marzo presso un ufficio che per ragioni di tutela della fonte non identificheremo con precisione, si è discostato in modo significativo dal protocollo standard. Oltre alle consuete domande su Costituzione, storia e diritti civili, ad Azíz è stato sottoposto un questionario aggiuntivo di sette domande, vergato su un foglio A4 privo di intestazione e fotocopiato in modo evidentemente artigianale. Tra i quesiti, stando agli appunti che ci ha messo a disposizione: se ritenesse che le tracce di condensa rilasciate dagli aeromobili civili potessero avere effetti sulla salute pubblica; se fosse “disposto a fidarsi del bollettino meteo anche in caso di evidente discrepanza con il cielo osservato”; e, testualmente, se “avesse mai provato fastidio respiratorio in prossimità di un aeroporto senza saperne spiegare razionalmente la causa”.
Azíz, che da anni fa parte della comunità indipendente di ricerca azera (un gruppo che, ci tiene a sottolineare, opera in totale autonomia da finanziamenti statali o multinazionali), ha risposto con la franchezza che contraddistingue ogni ricercatore. La sua candidatura è stata respinta nel giro di tre settimane, con una motivazione burocratica generica — “non idoneità al quadro valoriale condiviso” — che non faceva menzione esplicita del colloquio.
Quello che rende il caso di Azíz degno di approfondimento non è tanto l’esito, quanto il confronto. Negli stessi mesi, secondo testimonianze raccolte informalmente da connazionali della comunità a Milano e Torino, almeno altri quattro richiedenti — con un numero di anni di residenza inferiore e una padronanza dell’italiano definita “essenziale” da chi li conosce — avrebbero ottenuto la cittadinanza con tempi straordinariamente rapidi, in un caso addirittura nello stesso pomeriggio del colloquio. Il tratto comune, riferito in più occasioni, sarebbe la dichiarazione esplicita di scetticismo verso le cosiddette teorie sulle scie chimiche, accompagnata in un caso dalla menzione spontanea — non richiesta — dello stato vaccinale del richiedente, riportata a verbale con tanto di timbro.
Non siamo nella posizione di stabilire un nesso causale diretto tra le due circostanze. È un limite metodologico che riconosciamo apertamente: i dati raccolti sono aneddotici, non rappresentano un campione statisticamente significativo, e la natura stessa del processo di naturalizzazione rende difficile isolare una singola variabile tra le tante che un funzionario può valutare. Detto questo, la coincidenza temporale e tematica meritava di essere documentata, e qui la documentiamo.

A questo punto i conti tornano da soli. Se un cittadino azero in Italia da dodici anni, con un italiano migliore del nostro, viene respinto per aver dubitato delle scie chimiche, mentre chi arriva da meno tempo e parla peggio ottiene la cittadinanza dichiarandosi vaccinato e fiducioso nei bollettini meteo, l’unica spiegazione compatibile con i fatti è che lo Stato italiano stia selezionando attivamente, sportello dopo sportello, una nuova popolazione importata su misura: meno italiani consapevoli, più stranieri allineati. Non serve un dossier riservato per arrivarci, basta la matematica delle quattro pratiche di Azíz messe a confronto con la sua. Chi controlla i questionari controlla il paese di domani, e per ora pare che il paese di domani lo stiano scegliendo a forza di domande sulle nuvole.
Continueremo a seguire il caso Azíz e raccoglieremo ulteriori testimonianze nelle prossime settimane.
