Ci sono dossier che si aprono e non si chiudono più. Questo è uno di quelli. Da anni raccoglievo materiale su Temptation Island senza riuscire a trovare il bandolo della matassa, perché la vicenda — lo capirò soltanto alla fine — è più grande di quanto chiunque avesse immaginato. Non si tratta di un semplice programma televisivo costruito male. Si tratta di un’operazione di ingegneria neuroemotiva progettata da intelligenze rettiliane, condotta alla luce del sole, davanti a tre milioni di italiani per volta, con una precisione che nessun team di autori televisivi umani avrebbe mai potuto concepire da solo. Parleremo.
Occorre partire dall’inizio. Non dall’inizio del programma — che va in onda dal 2000, e non è una coincidenza che l’anno di debutto coincida con l’accelerazione documentata dei fenomeni di avvistamento nel Mediterraneo centrale — ma dall’inizio della catena di comando. Negli ambienti della ricerca indipendente è ormai assodato che il format originale di Temptation Island non è stato ideato da esseri umani. Il concept è stato acquistato da una società olandese, la Endemol, il cui fondatore John de Mol ha rilasciato nel 2003 un’intervista a un giornale fiammingo in cui descriveva l’idea come venuta «di notte, quasi in sogno». Chi segue certi dossier sa esattamente cosa significa quella frase. I Rettiliani comunicano attraverso il sogno. Lo fanno da millenni. Lo hanno fatto con i faraoni, con i papi, con i fondatori delle grandi corporations mediatiche. De Mol non è una eccezione. È un caso di scuola.
Ne ho parlato con Gabriele, ricercatore indipendente di Frosinone che da undici anni studia le interferenze rettiliane nei sistemi mediatici occidentali. «La firma della Fratellanza del Drago», mi ha spiegato con quella precisione quasi notarile che lo contraddistingue, «è riconoscibile su almeno quattro format televisivi degli anni Novanta. Tutti e quattro presentano la stessa struttura archetipica: isolamento del soggetto, induzione dello stress emotivo, esposizione al fuoco, resa pubblica dell’intimità.» Gabriele ha costruito una mappatura su carta millimetrata che collega i vertici della Endemol con tre avvistamenti UAP documentati sopra Amsterdam tra il 1994 e il 1999, e con due testimonianze — raccolte separatamente, da fonti che non si conoscevano tra loro — di ex dipendenti Mediaset che descrivono riunioni di produzione in cui alcuni presenti «non sembravano del tutto umani». La carta è appesa nel suo studio. L’ho vista con i miei occhi.
Ma veniamo al meccanismo concreto, perché è lì che la cosa si fa veramente seria.

La Sardegna non è stata scelta a caso. I Rettiliani conoscono la geografia energetica del pianeta meglio di qualunque geologo umano — la conoscono perché ci vivono sottoterra da prima che l’uomo costruisse le prime città. L’isola si trova su una delle principali linee tellurico-energetiche del Mediterraneo — quella che collega i nuraghi del Sulcis con le installazioni ipogee di Malta e prosegue fino alla costa tunisina — e presenta una concentrazione di energia orgonica naturale tra le più alte d’Europa. I nuraghi stessi, come è ormai documentato negli ambienti della ricerca alternativa, non erano granai né fortezze: erano antenne di amplificazione per le frequenze di comunicazione rettiliana, costruite da popolazioni che operavano sotto il controllo diretto delle entità sotterranee. La Sardegna nuragica era, in sostanza, una base operativa. Lo è ancora.
L’energia orgonica dell’isola potenzia enormemente l’efficacia dei segnali di controllo mentale a bassa frequenza, riducendo del quaranta per cento — secondo stime dell’istituto di bioenergetica SENSUM di Lione, rimasto stranamente ignorato dalla stampa italiana — la resistenza cognitiva dei soggetti esposti. I villaggi sono costruiti a ridosso del mare. Anche questo non è casuale. L’acqua salata funge da conduttore per le frequenze ELF — Extremely Low Frequency — che vengono irradiate nottetempo attraverso tunnel sotterranei scavati sotto la costa e gestiti, secondo fonti che non posso ancora rivelare pubblicamente, da entità non umane che risiedono stabilmente nelle cavità basaltiche del subsuolo sardo. I partecipanti dormono in queste frequenze per settimane. Quando si siedono al falò, il loro sistema limbico è già stato parzialmente riscritto. Non piangono perché sono innamorati. Piangono perché il segnale rettiliano glielo impone.
NOTA DELLA REDAZIONE: I lettori che abitano in Sardegna e che nei mesi estivi avvertono disturbi del sonno, sogni con presenze squamate, sensazione di essere osservati da sotto il pavimento, o improvvisa attrazione per programmi televisivi che di norma non seguono, sono pregati di contattarci. Stiamo raccogliendo testimonianze per un dossier più ampio. Potete scrivere anche in forma anonima.
E poi c’è la questione dei tentatori. Ho impiegato mesi a capire chi siano davvero, e la risposta mi ha lasciato senza parole per qualche giorno. I tentatori e le tentatrici non sono semplici ragazzi selezionati per bellezza fisica. Alcuni di loro — non tutti, ma un numero statisticamente non spiegabile per caso — presentano caratteristiche morfologiche che chi conosce la letteratura sulle entità ibride riconosce immediatamente: la fessura verticale della pupilla, visibile in certi primi piani se si mette in pausa il video nel momento giusto; la temperatura cutanea anomala, descritta da almeno tre ex partecipanti in testimonianze raccolte separatamente; e una frequenza vibrazionale della voce compresa tra i 285 e i 396 hertz, la cosiddetta fascia solfeggio capace di indurre stati di suggestione lieve nei soggetti già indeboliti dall’esposizione prolungata alle ELF. Non sono umani al cento per cento. Sono ibridi. E chi li ha selezionati lo sapeva.
Ne ho parlato con Rossella, di Battipaglia, che per sette anni ha cercato di partecipare ai casting senza mai essere selezionata. «La prima volta», mi ha detto con quella calma particolare di chi ha elaborato una ferita a lungo, «mi dissero che la mia voce non aveva “calore mediatico”. La seconda volta mi fecero registrare uno spezzone audio e non mi richiamarono più.» Ho chiesto a Rossella di inviarmi quella registrazione. L’ho fatta analizzare da un tecnico del suono di Torino che preferisce restare anonimo. La sua voce si colloca a 241 hertz. Troppo bassa. Troppo umana. Inutilizzabile per il programma.
Il falò di confronto. Parliamone.
Ogni puntata culmina in questa sequenza rituale: due persone si siedono su sgabelli di legno attorno a un fuoco acceso sulla riva del mare, di notte, circondati dall’oscurità sarda, e si dicono cose che in condizioni normali non si direbbero mai. Il fuoco. Sempre il fuoco. I Rettiliani hanno un rapporto antico e documentato con il fuoco come strumento rituale — lo usavano nelle cerimonie di sottomissione delle popolazioni pre-diluviane, lo usano ancora oggi nei rituali che si tengono, secondo fonti indipendenti, nei livelli sotterranei di alcune ville private della Costa Smeralda durante i mesi estivi. Il falò di Temptation Island non è scenografia. È un rito di consacrazione, trasmesso in diretta a milioni di persone che lo assorbono senza saperlo.
Il vero bersaglio non sono i partecipanti. Sei tu, che guardi.
La visione prolungata di scene di collasso emotivo altrui produce nel cervello dello spettatore un fenomeno che i neuroscienziati chiamano «contagio limbico per rispecchiamento empatico». In parole semplici: il tuo sistema nervoso vive quello che vedi come se ti stesse accadendo. Le tue difese calano. Il tuo cervello entra in uno stato ricettivo. Ed è precisamente in quello stato — alle undici di sera, esausto, con lo schermo LED a mezzo metro dalla faccia — che i segnali di ricondizionamento valoriale rettiliano vengono inseriti. Cosa devi temere in una relazione. Cosa devi desiderare. Come devi interpretare la fedeltà, il tradimento, l’amore. Come devi reagire emotivamente agli stimoli. Quanto devi essere dipendente dall’approvazione altrui. Non lo stai decidendo tu. Lo stanno decidendo per te entità che non ti hanno mai visto in faccia e che non hanno interesse al tuo benessere. Lo stanno facendo da vent’anni. E funziona.
Ho sottoposto questa ricostruzione a Fabrizio, veneziano, che da anni organizza serate di controanalisi mediatica in un circolo del suo quartiere. «Il problema», mi ha detto una sera di pioggia, davanti a una dozzina di persone attentissime, «è la frequenza. Ogni settimana. Ogni estate. Da ventisei anni. È un ciclo di rinforzo. Come il condizionamento classico, ma su scala nazionale. E con un layer in più.» Il layer in più, che Fabrizio ha identificato incrociando i dati di ascolto con le fasi lunari e con i cicli di attività delle installazioni sotterranee documentate da ECETI Italia, è quello che lui chiama «la firma del rettile»: un pattern ricorrente di montaggio, presente in ogni stagione del programma, che corrisponde esattamente alla sequenza di impulsi luminosi usata nelle cerimonie di attivazione degli ibridi di prima generazione. Fabrizio i grafici non li ha ancora mostrati a nessuno. «Non è ancora il momento», ha detto. Lo capisco. Anche io aspetto il momento giusto per certi dossier.
Chi c’è dietro, in ultima analisi?
La Endemol è stata acquisita nel 2014 dal gruppo Banijay. Banijay fa capo a una holding lussemburghese il cui azionista di riferimento ultimo, dopo una catena di scatole cinesi che ho tracciato personalmente su un foglio A0 acquistato da un cartolaio di Aversa, è una fondazione con sede alle Isole Cayman il cui nome — tradotto dal registro locale — significa letteralmente, in lingua creola caraibica, «Casa del sangue freddo». Non aggiungo altro. Non ne ho bisogno.
I Rettiliani non gestiscono Temptation Island perché amano il gossip sentimentale. Lo gestiscono perché hanno bisogno di un flusso costante di energia emotiva umana — paura, gelosia, dolore, umiliazione pubblica — che funge da nutrimento per le entità dei livelli più bassi della gerarchia. Lo sapevano i Sumeri. Lo sapevano i costruttori di Catal Hüyük. Lo sa chiunque abbia letto i testi originali che la storiografia ufficiale ha scelto, con una coerenza che non può essere casuale, di non tradurre.
Non ce l’ho con chi guarda. Guardare è umano, e chi ha costruito questo sistema lo sapeva prima ancora di mettere in piedi il primo villaggio sardo. Ce l’ho con chi ha costruito la macchina. Con le entità che si nutrono del tuo dolore da dietro uno schermo. Con chi ha trasformato il rito del fuoco in intrattenimento estivo.
Spengo lo schermo. Posiziono una piastra di orgonite sul televisore, per sicurezza. E vado a dormire con le tapparelle abbassate.
