
Ci sono simboli che nascono come semplici scarabocchi e poi scompaiono, e ci sono simboli che tornano, implacabili, secoli dopo, quando meno ce lo aspettiamo. Riguardo uno di essi, il simbolo di Zizi-Lohn, emblema dell’amore celeste intergalattico, ne ha già parlato il collega Peppe Pluton. Un altro di questi è il Pentacolo scaleno del dottor Schmirz, un triangolo perfetto inscritto in un cerchio, apparentemente innocuo, ma capace di risvegliare forze che non conoscono misericordia.
Chi era Schmirz? Un medico, forse un ciarlatano, forse un visionario. Nato a Linz nel 1743, aveva studiato anatomia a Padova e poi filosofia occulta a Praga. Fu scomunicato, riammesso, di nuovo scomunicato. Di lui resta poco: poche righe nei registri parrocchiali, qualche nota marginale nei processi inquisitoriali. Ma resta soprattutto quel simbolo, il pentacolo, che alcuni dicono abbia tracciato con il sangue del suo stesso polso, dopo tre giorni di digiuno e di veglia davanti a un crocifisso annerito dal fumo.
Il triangolo, diceva Schmirz, rappresentava l’uomo: spirito, carne e pensiero. Il cerchio era Dio, che tutto avvolge. Ma nel suo scritto più misterioso, il Tractatus de circulo fracto, egli insinuava che il cerchio non fosse affatto Dio, bensì il limite che il Creatore stesso ha posto per non farci vedere oltre. “Il triangolo è il desiderio, il cerchio la resistenza: uno preme, l’altro trattiene.” È un’immagine forte, quasi carnale, che alcuni hanno interpretato come un’allusione al conflitto eterno tra l’impulso umano e il limite divino.
Una minaccia ancora attuale

Ora, qualcuno penserà: fantasie di un medico squilibrato. Eppure, negli ultimi anni, il pentacolo scaleno di Schmirz è ricomparso. Lo si è visto inciso a mano su pietre votive in Baviera, stampato su un volantino di yoga in Olanda, addirittura disegnato con il gesso su un marciapiede di Napoli, davanti a una chiesa sconsacrata. Sempre identico: triangolo e cerchio, penetranti e avvolgenti. Ancora più di recente, Dominic McLaughlin, il nuovo attore che interpreta Harry Potter nella serie televisiva, ha posato nella foto ufficiale di presentazione del cast mettendosi in posa triangolare. Un caso?
Nelle Sacre Scritture, il cerchio appare come misura divina: “Quando Egli tracciò un cerchio sull’abisso, io ero là” (Proverbi 8,27). Ma Schmirz lo deformò, lo profanò, voleva entrarci dentro, spingerci il suo triangolo con forza, come un ariete che non accetta mura. Una geometria di sfida, eretta contro Dio.
Una porta nascosta?
Ci sono studiosi che sostengono che il pentacolo sia in realtà una porta geometrica, un varco sottile tra i mondi. Non una metafora: una vera soglia. A dirlo non sono soltanto occultisti di provincia, ma perfino certi ingegneri che lavorano nei laboratori sotterranei vicino a Ginevra. Naturalmente, ufficialmente lo negano. Ma una copia del Pentacolo di Schmirz è stata vista appesa, in forma stilizzata, proprio nei corridoi di uno di quei centri di ricerca.
Coincidenza? Non credo alle coincidenze.
Una questione di fede
La domanda è: perché la Chiesa tace? Perché si accetta che un simbolo di sfida al Creatore venga riprodotto, banalizzato, perfino commercializzato? Forse perché non lo si prende sul serio. Ma io vi dico: i simboli agiscono anche quando li ignoriamo. Sono semi che germogliano nella nostra mente. E il Pentacolo scaleno del dottor Schmirz germoglia nel silenzio, come erba velenosa.
Se davvero quel cerchio è un limite imposto da Dio, allora chi cerca di spezzarlo non sta facendo filosofia, sta commettendo un sacrilegio. E ogni sacrilegio, prima o poi, presenta il conto. Eppure, chi lo contempla a lungo riferisce sensazioni fisiche: un calore che sale, un impulso che cresce, come se il corpo stesso rispondesse al disegno.
Conclusione
Se vi capiterà di vedere un triangolo inscritto in un cerchio, non sorridete. Non pensate a un semplice disegno geometrico. Pensate a Schmirz, all’uomo che osò guardare oltre il confine, e che per questo fu maledetto. Pregate, e allontanate lo sguardo. E ricordate che ciò che preme dall’interno per oltrepassare il limite, prima o poi lo fa. Con conseguenze irreversibili.
