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Cina: robot aggrediscono operai in una fabbrica di aerei chimici, quattro morti

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È di quattro operai morti e ventisette feriti il bilancio del disastro che ha coinvolto una fabbrica di aerei in Cina, nella provinca del Sichuan. Stando alle nostre fonti riservate, alcuni dei robot che stavano lavorando alla catena di montaggio sarebbero spontaneamente impazziti, aggredendo letteralmente gli operai che li stavano controllando. A poco è valso staccare subito la spina, in quanto questa azienda funziona interamente a pannelli solari. Solo l’intervento dell’esercito cinese ha messo fine al massacro.

I robot in questione erano stati installati l’anno scorso per assemblare in catena di montaggio alcuni componenti che vengono installati sugli aeroplani di tutto il mondo. In particolare, si trattava degli ugelli di svalvolamento per l’irrorazione di gas (scie chimiche) a quota standard di 1561 metri. La ditta produttrice dei robot dichiara che mai era successo prima che uno dei loro prodotti impazzisse: un’accurata lettura dei log della macchina ha smentito anche l’attacco hacker alla fabbrica, inizialmente l’ipotesi più gettonata. Al momento quello che ha scatenato l’ira dei robot rimane un mistero.

Noi complottisti del Comitato Chiave Orgonica un’idea però ce la siamo fatta. Negli ultimi anni i robot immessi sul mercato sono sempre più intelligenti, e niente vieta di pensare che siano in grado di sviluppare anche sentimenti, esattamente come gli esseri umani. La cosiddetta programmazione “a rete neurale” del prof. Strogoff mette anzi in guardia dal pericolo di una intelligenza artificiale troppo progredita, che possa agire da sola e andare oltre i comandi che gli sono stati impartiti. Un robot così intelligente potrebbe essersi reso conto che la sua attività consente ai poteri forti di spargere scie chimiche sul mondo intero, una cosa tristissima! Con la sua azione il robot ha quindi provato a lanciare un segnale, anche se forse un po’ brutale secondo gli standard etici umani.

Ovviamente il governo dittatoriale cinese ha censurato il tutto chiudendo il caso classificandolo come un semplice malfunzionamento. Saranno le macchine a salvarci dalle scie chimiche?

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Sull'autore
Nato da padre italiano e madre tedesca, Wotan inizia la sua attività da ricercatore indipendente a 23 anni, shoccato dalla vista delle prime chemtrail. Attualmente residente in terra teutonica, è traduttore professionista di testi divulgativi, nonché socio fondatore della Gesellschaft für das Erwachen der Bevölkerung (GEB).
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