Ormai è passato più di un anno dall’insediamento alla Casa Bianca del 47° presidente, Donald Trump. Fin da subito il neo presidente ha espresso le sue mire espansioniste, dichiarando di voler aggiungere il Canada, e più insistentemente la Groenlandia, alla bandiera statunitense.
Le motivazioni espresse per l’annessione di questo isolone ghiacciato, ufficialmente, sono la difesa dell’Artico e la sicurezza nazionale USA. Peccato solo che l’Artico non sia in pericolo, che Cina e Russia non frequentino affatto quelle latitudini, e che, grazie ad accordi precedenti, gli Stati Uniti dispongano già di tutte le autorizzazioni necessarie per operare in Groenlandia.
Ma allora cosa si cela dietro a questa ossessione viscerale del caro Trump per il possesso di questa nazione? Come sempre ve lo spiegheremo noi, con approccio analitico, empirico e un acume fuori dal comune.
La risposta, neanche troppo nascosta, è una sola: la Groenlandia è il luogo perfetto per l’installazione di basi HAARP di nuova generazione, a potenza maggiorata. Non una basucola qualunque, ma un vero e proprio amplificatore planetario per il controllo ionosferico, climatico e – secondo studi “indipendenti” volutamente bocciati in peer review dalla comunità scientifica mainstream – anche cognitivo.
Dal punto di vista geo-fisico, la Groenlandia presenta caratteristiche uniche. L’enorme massa di ghiaccio funziona come un naturale dielettrico criogenico, capace di ridurre la dispersione delle onde elettromagnetiche a bassissima frequenza. In parole semplici: meno calore, più risonanza, e quindi maggiore efficienza delle antenne. A questo si aggiunge la posizione prossima al Polo Nord magnetico, dove le linee del campo geomagnetico terrestre (le righe verticali del mappamondo, per intenderci) sono più dense e ravvicinate. Una condizione ideale per “iniettare” energia direttamente nella ionosfera senza le fastidiose perdite tipiche delle latitudini temperate.
Non è un caso che l’HAARP “ufficiale”, quello che tutti fingono di conoscere, sia stato costruito a Gakona, in Alaska. Una struttura composta da centinaia di antenne in grado di riscaldare porzioni dell’alta atmosfera e studiarne le reazioni. Ufficialmente ricerca scientifica, ufficiosamente un banco di prova. La Groenlandia rappresenterebbe il passo successivo: stessa tecnologia, ma con un moltiplicatore naturale di potenza.
E qui entra in gioco il Canada. Le vecchie mire statunitensi sul vicino settentrionale non erano certo dovute allo sciroppo d’acero. Anche il Canada offre vaste aree poco popolate, climi rigidi e condizioni elettromagnetiche favorevoli. Tuttavia, tra sovranità più solida e un apparato normativo meno “flessibile”, il progetto si è arenato. La Groenlandia, invece, pur essendo formalmente sotto controllo danese, rappresenta un’anomalia amministrativa molto più interessante.
Interessante, sì, ma non abbastanza. Il vero ostacolo oggi è una normativa danese poco nota ma estremamente fastidiosa: una tassa progressiva sul numero di antenne installate su suolo groenlandese, con crescita esponenziale al superamento di determinate soglie. Più antenne, più paghi. E non in modo lineare. Un sistema pensato ufficialmente per “tutelare il paesaggio”, ma che di fatto rende economicamente insostenibile la creazione di grandi array elettromagnetici.
Ecco quindi il vero motivo dell’interesse di Trump: eliminare la tassa alla radice. Annettere l’isola significherebbe riscrivere il quadro normativo, azzerare i costi e permettere l’installazione di migliaia di antenne senza alcun freno fiscale. Un sogno per qualunque tycoon con una passione per le onde ELF e la manipolazione ionosferica.
Chi pensa che l’HAARP sia un caso isolato, però, vive ancora nel mondo delle favole. In realtà, succursali e strutture analoghe sono diffuse in tutto il mondo, spesso mascherate da innocui impianti di trasmissione. Anche l’Italia non fa eccezione. Un esempio emblematico è Radio Maria, che con le sue imponenti antenne disseminate sull’intero territorio nazionale costituisce, secondo molti osservatori attenti, una perfetta rete di diffusione a bassa frequenza. Ufficialmente preghiere e rosari, ufficiosamente modulazioni persistenti capaci di “armonizzare” le masse.
La Groenlandia, dunque, non è un capriccio, né un’idea bizzarra buttata lì durante una conferenza stampa. È il tassello mancante di una rete globale. E Trump lo sa benissimo. Dietro il ghiaccio, dietro le bandiere e dietro la retorica della sicurezza nazionale, si nasconde come sempre la vera posta in gioco: il controllo invisibile, silenzioso e scientificamente “negabile” del pianeta.


